Adagiata sul bordo dell’altopiano centrale, circondata da risaie terrazzate e vigneti, Fianarantsoa è una città che spesso si intravede solo di passaggio: dal finestrino di un taxi‑brousse diretto a Ranomafana, o dal sedile di un 4×4 che percorre la RN7 verso sud. Eppure, per chi sceglie di fermarsi, “Fianar”, come la chiamano i locali, rivela un mondo a sé: una città concepita come seconda capitale del regno merina, culla dell’élite intellettuale malgascia e centro spirituale degli altipiani.
Fondata nel 1830 dalla regina Ranavalona I, il suo nome significa letteralmente «il luogo dove si impara il bene». Fianarantsoa non nacque da un villaggio cresciuto poco a poco, ma da un vero e proprio progetto politico e urbanistico: una città costruita per consolidare il potere merina sul territorio betsileo e fungere da specchio meridionale di Antananarivo. Su una collina strategica vennero tracciate una Città Alta (Haute Ville) per la nobiltà e l’amministrazione, livelli intermedi e una città bassa destinata a mercati e artigiani. Questa struttura “a strati” continua ancora oggi a modellare la vita della città.
A differenza di molte città malgasce, Fianar non si distingue solo per le dimensioni, ma per ciò che rappresenta. Qui si intrecciano la storia della monarchia, l’arrivo del cristianesimo, la colonizzazione francese, il genio agricolo dei Betsileo e la memoria di uno dei treni più singolari d’Africa.
Da roccaforte reale a capitale del sapere
Nel XIX secolo il regno merina è in piena espansione verso sud. Per controllare le terre fertili e densamente popolate dei Betsileo, la corte decide di installare una “capitale gemella” nella regione. Fianarantsoa nasce così come una sorta di “Antananarivo del sud”: una città su una collina, organizzata su più livelli e dotata di un forte valore simbolico.
La scelta del nome non è casuale. Chiamarla «il luogo dove si impara il bene» è un messaggio chiaro: da qui si diffonderanno leggi, amministrazione, lingua e valori del potere centrale. È al tempo stesso fortezza militare, centro amministrativo e faro di “civilizzazione” agli occhi dei sovrani merina.
Poco dopo la fondazione, un’altra forza inizia a plasmare in profondità il destino della città: le missioni cristiane. Se Antananarivo fu il primo grande baluardo della London Missionary Society, Fianarantsoa diventa rapidamente il loro principale centro nel sud. I missionari protestanti vi creano scuole e templi, presto affiancati – e spesso in concorrenza – da gesuiti francesi e altre congregazioni cattoliche.
Questa sorta di “rivalità sacra” ha una conseguenza decisiva: protestanti e cattolici si sfidano a costruire i migliori istituti scolastici, seminari e collegi. Col tempo, Fianarantsoa si trasforma nel principale polo educativo del Madagascar. Per decenni, una parte importante dell’élite – preti, pastori, insegnanti, alti funzionari, intellettuali – si forma nelle sue aule. Ancora oggi la città concentra un numero eccezionalmente alto di licei, convitti religiosi e facoltà riunite nell’Università di Fianarantsoa.
L’epoca coloniale: vino, ferrovia e commercio
Con la colonizzazione francese del 1896, Fianarantsoa rafforza ulteriormente il proprio ruolo strategico. I francesi la vedono come il nodo naturale tra gli altipiani e la costa orientale e decidono di costruire la ferrovia Fianarantsoa–Côte Est (FCE) per collegare la città al porto di Manakara. Questa linea, che scende di oltre 1.000 metri di altitudine in 163 km di curve, ponti e gallerie, trasforma Fianar in un importante centro di esportazione per caffè, tè e altri prodotti provenienti dal territorio betsileo e dai versanti forestali orientali.
I coloni e le comunità religiose introducono anche la vite. Nei dintorni, in particolare attorno al monastero di Maromby, si comincia a sperimentare con vitigni europei in clima d’altitudine. Nasce così una piccola ma tenace tradizione vitivinicola, di cui sopravvivono oggi etichette come Lazan’ny Betsileo e piccole aziende familiari che producono vini rossi, bianchi e “gris”. Anche se questi vini sono lontani dai grandi crus francesi o sudafricani, rappresentano una componente a pieno titolo dell’identità agricola della regione.
Grazie alla rete di scuole, al treno verso la costa, ai primi vigneti e alla posizione lungo la RN7, Fianarantsoa si impone come la “seconda città” del paese: meno caotica di Antananarivo, ma quasi altrettanto influente sul piano educativo e religioso.
La Haute Ville: una capsula del tempo in cima alla collina
Il tesoro più evidente di Fianarantsoa è la sua Haute Ville, la città alta storica. Mentre il vecchio centro di Antananarivo ha subìto una modernizzazione accelerata, il nucleo collinare di Fianar ha conservato in modo sorprendente il proprio carattere ottocentesco. Nel 2008 è stato inserito nella lista dei 100 siti più minacciati del World Monuments Fund, il che ha dato impulso a progetti di restauro e a una maggiore sensibilità verso il patrimonio.
Per raggiungere la Haute Ville bisogna salire a piedi. Le strade sono strette, lastricate e spesso a gradini, inaccessibili alle auto. Case in mattoni con tetti di tegole o ardesia, balconi in legno e balaustre scolpite si affacciano su vicoli tortuosi. Panni stesi alle finestre, fumo che esce dai camini improvvisati, voci che rimbalzano tra i muri: l’impressione è quella di un antico villaggio sospeso sopra una città moderna.
In cima troneggia la massiccia cattedrale di Ambozontany, imponente edificio in mattoni rossi che sembra vegliare su tutta la regione. A pochi passi si erge un grande tempio protestante, testimonianza della profonda dualità religiosa di Fianar. Questa coesistenza – e a tratti rivalità – tra cattolici e protestanti ha segnato in profondità la vita quotidiana, la politica locale e il mondo dell’istruzione.
Dai belvedere della Haute Ville, la vista panoramica è ampia e spettacolare. Verso ovest si estendono i quartieri nuovi e la città moderna; verso est lo sguardo scivola su una successione di colline immerse nella foschia, dietro le quali si nascondono piantagioni di tè e foreste che annunciano Ranomafana. Al tramonto, la luce dorata incendia i mattoni e tinge d’oro le risaie. Per i fotografi, la combinazione di altitudine, nebbia e architettura storica regala a Fianar un’atmosfera morbida, quasi medievale.
Terra betsileo: risaie, Savika e vigneti
Oltre alla sua dimensione politica e religiosa, Fianarantsoa è soprattutto il cuore del territorio betsileo, uno dei gruppi etnici più numerosi e agricoli del Madagascar. Nella visione dei Betsileo, la terra e il lavoro agricolo sono centrali, e questo si legge chiaramente nel paesaggio.
Le risaie terrazzate
Avvicinandosi a Fianar in auto, il viaggiatore vede le valli trasformarsi in veri e propri anfiteatri di risaie terrazzate. I Betsileo hanno scolpito i pendii in piccole balze sostenute da muretti di pietra, con canali e chiuse che distribuiscono con precisione l’acqua. Queste opere di ingegneria idraulica non sono un semplice ornamento: permettono di coltivare riso su forti pendenze e di sfruttare al meglio ogni goccia di pioggia.
Per i Betsileo, come per molti malgasci, “mangiare” significa innanzitutto mangiare riso. Carne, verdure e salse sono accompagnamenti; al centro del pasto c’è sempre il riso. Questa importanza simbolica e pratica ha portato a perfezionare sistemi di irrigazione e lavoro collettivo che fanno parte del patrimonio culturale tanto quanto canti e rituali.
Savika: la lotta con lo zebu
Un altro forte marcatore dell’identità betsileo è il Savika (o Tolon’omby), una sorta di lotta o rodeo con tori zebu. Diversamente dalla corrida spagnola, qui l’obiettivo non è ferire o uccidere l’animale.
Nel Savika, giovani uomini affrontano un potente zebu in un’arena di terra. La sfida consiste nell’aggrapparsi al dorso o alla gibbosità dell’animale e rimanervi il più a lungo possibile, mentre il toro salta, scuote, tenta di disarcionarli. Non ci sono armi né banderillas: tutto si gioca su forza, riflessi e coraggio.
Lo zebu è un animale sacro, di grande valore economico e rituale; dimostrare di saperlo dominare rappresenta una prova di maturità e di valore maschile, simbolicamente legata al passaggio all’età adulta e all’idoneità a formare e mantenere una famiglia.
I Savika si svolgono solitamente nei fine settimana o durante le feste nei villaggi attorno a Fianar. Non sono spettacoli organizzati per turisti; perciò è consigliabile informarsi presso una guida locale sugli eventi in programma e assistervi accompagnati, sia per motivi pratici sia per rispetto delle consuetudini.
La “strada del vino” betsileo
Sebbene il Madagascar non sia associato spontaneamente al vino, la regione di Fianarantsoa costituisce il principale centro di viticoltura del paese. Etichette come Lazan’ny Betsileo e i vini prodotti dal monastero di Maromby testimoniano l’adattamento della vite a questi terreni d’altitudine.
I vini malgasci possono sorprendere: spesso più dolci, rustici o irregolari rispetto ai vini europei, rappresentano tuttavia il frutto di un’esperienza agricola di oltre un secolo. Visitare vigneti e monasteri, scoprire piccole cantine familiari e degustare rossi, bianchi o “gris” prodotti in pieno oceano Indiano è un’esperienza curiosa e, per molti, affascinante, indipendentemente dalle proprie competenze enologiche.
Il treno FCE: una linea di vita verso la costa est
Dalla città bassa parte la ferrovia Fianarantsoa–Côte Est (FCE), una delle linee ferroviarie più sorprendenti d’Africa. Costruita in epoca coloniale, scende lungo i ripidi fianchi del massiccio per collegare Fianarantsoa alla cittadina costiera di Manakara, attraversando 48 gallerie e 67 ponti in 163 km di percorso.
Viaggiare sul FCE significa cambiare rapporto con il tempo. Il treno è lento, vecchio, soggetto a guasti. Il tragitto può durare da 8 a 18 ore, e la puntualità è più un auspicio che una realtà. Ma quando circola, l’esperienza è indimenticabile.
Il FCE non è un treno turistico di lusso, bensì una arteria vitale per decine di villaggi incastonati nella foresta, privi di strade percorribili. Lungo il tragitto il treno costeggia cascate, burroni, gole e piccole stazioni perse nella giungla. A ogni fermata, gli abitanti si avvicinano ai finestrini per vendere banane, litchi, gamberi di fiume, arachidi, spiedini, samosa e spezie. Il convoglio si trasforma così in un mercato ambulante e in un balcone in movimento sulla vita rurale.
Prima di pianificare un viaggio sul FCE, è essenziale verificare lo stato attuale della linea presso operatori locali o hotel, poiché interruzioni dovute a guasti o frane sono frequenti. Se avrai la fortuna di trovarlo in servizio durante il tuo soggiorno, si tratta di una delle più belle esperienze di viaggio lento in Madagascar.
Dintorni: tè, foresta e orizzonti lontani
Fianarantsoa è anche un punto di partenza ideale per esplorare alcuni dei paesaggi naturali più emblematici del centro e del sud‑est del Madagascar.
Piantagione di tè di Sahambavy
A una ventina di chilometri dalla città si estende l’unica grande piantagione di tè del paese: Sahambavy. Il paesaggio cambia all’improvviso: le colline si ricoprono di file regolari di cespugli di tè accuratamente potati, ricordando lo Sri Lanka o le Cameron Highlands.
A Sahambavy è possibile visitare la fabbrica del tè, osservare le fasi di appassimento, arrotolamento ed essiccazione delle foglie e respirare il profumo verde e leggermente dolce del tè in lavorazione. Un hotel sulle rive di un lago offre un contesto tranquillo per pranzare o passare la notte, lontano dal trambusto cittadino.
Parco nazionale di Ranomafana
A circa un’ora e mezza di strada verso est si trova il Parco nazionale di Ranomafana, uno dei più celebri del Madagascar e sito del Patrimonio mondiale. Le sue foreste umide, le valli profonde e i corsi d’acqua termali ospitano lèmuri emblematici come il lemure dorato del bambù, oltre a numerosi camaleonti, rane e uccelli endemici.
Molti viaggiatori scelgono di alloggiare nei villaggi vicino all’ingresso del parco, ma Fianarantsoa funge spesso da centro logistico: dalla città si organizzano trasporti, guide e prenotazioni. Se il tempo è limitato, un’escursione in giornata da Fianar permette di assaggiare la foresta di Ranomafana; tuttavia, pernottare almeno una notte vicino al parco è vivamente consigliato per partecipare alle passeggiate notturne, fondamentali per osservare la fauna attiva al crepuscolo.
Consigli per fotografi
La luce a Fianarantsoa ha qualcosa di particolare. La combinazione di foschia mattutina, altitudine e terra rossa rende le prime ore del giorno quasi irreali: il vapore sale dalle risaie, i campanili emergono come isole e la città sembra sospesa tra cielo e nuvole.
Al tramonto, quando la luce radente sfiora le colline, i mattoni assumono tonalità calde e i campi diventano di un verde intenso. Portare una protezione dalla pioggia, un panno per asciugare l’obiettivo e una buona dose di pazienza per attendere che la nebbia si apra fa parte del “kit” del fotografo a Fianar.
Conclusione: l’anima degli altipiani
Fianarantsoa è spesso descritta come la capitale intellettuale del Madagascar, ma è anche uno dei suoi principali riferimenti spirituali. È una città in cui le campane delle chiese risuonano sopra valli avvolte dalla nebbia, dove la terra rossa produce sia riso che uva, e dove la memoria del regno merina, delle missioni cristiane e della colonizzazione francese si legge nei mattoni, nei campanili e nei binari arrugginiti.
È un luogo di dualità: cattolico e protestante, merina e betsileo, urbano e rurale, fresco d’altura e umido di foresta vicina. Per il viaggiatore disposto a salire le sue salite, sedersi su un muretto a osservare la città alta, parlare con studenti e venditori del mercato, Fianar offre più che semplici monumenti: offre un contatto intimo con il cuore e la mente del Madagascar.
Non è solo un luogo in cui “si impara il bene” nelle aule scolastiche, ma uno spazio in cui si scopre, a ogni passo, come storia, fede e terra possano intrecciarsi per plasmare l’anima di un paese.
